Infantino: “Calcio-recessione, urge una rivoluzione. Ripresa a maggio? No”

Compleanno senza calcio

Compleanno particolare per Gianni Infantino che, nel giorno del compimento dei suoi 50 anni, decide di rispondere ad alcune domande poste dai colleghi della Gazzetta dello Sport.

In momenti così, anche un compleanno speciale passa in secondo piano”. Questa la frase con cui il presidente della FIFA Gianni Infantino apre l’intervista al quotidiano rosa, facendo trapelare tutta l’amarezza che si prova in un momento difficile come quello che sta affrontando l’Italia e, chiaramente, anche il mondo del calcio.

Alla domanda, “Il campionato può riprendere a maggio?”, risponde così Infantino: “Prima la salute, poi tutto il resto. E il resto, per i dirigenti, significa sperare il meglio, ma anche prepararsi al peggio. Si giocherà quando si potrà, senza mettere a rischio la salute di nessuno. Federazioni e leghe siano pronte a seguire le raccomandazioni di governi ed Oms. Ora pensiamo alle modifiche e alle dispense temporanee per i regolamenti sullo status dei calciatori e i trasferimenti. Per proteggere i contratti e adeguare i periodi di registrazione. Servono misure dure, ma non c’è scelta. Dovremo tutti fare sacrifici”.

 

Momento delicato per il calcio italiano

Infantino sceglie di essere molto diretto e di mettere tutti al corrente di quanto questo periodo drammatico per la nostra nazione, tocchi inevitabilmente anche il mondo del calcio.

A tal proposito, queste le parole del presidente: “Il calcio rischia la recessione. Serve una valutazione dell’impatto economico globale. Ora è difficile, non sappiamo quando si tornerà alla normalità, ma guardiamo alle opportunità. Possiamo forse riformare il calcio mondiale facendo un passo indietro: meno tornei, ma più interessanti. Forse meno squadre, ma più equilibrate. Meno partite per proteggere la salute dei calciatori, ma più combattute. Non è fantascienza, parliamone. Quantifichiamo i danni, vediamo come coprirli, facciamo sacrifici e ripartiamo. Sarà avvantaggiato chi ha gestito la propria “azienda” in modo sano. Ripartiamo, ma non da zero, siamo privilegiati. Salviamo tutti assieme il calcio da una crisi che rischia di essere irreversibile”.

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