Roma, De Rossi:”C’è ancora tanto da fare, andiamo lì senza pensare di essere passati”

Tutte le dichiarazioni del tecnico giallorosso Daniele De Rossi nel post partita di Roma-Brighton, match valido per l’andata degli ottavi di finale di Europa League. 

In questi 50 giorni sono arrivati tanti giudizi, Alberto De Rossi cosa le ha detto?
Non conosci mio padre, lavora nel mio stesso posto che è grande ma non immenso. L’avrò visto due volte e quando passa vicino al nostro campo sgattaiola come se avesse rubato qualcosa (ride, ndr). Papà non mi parla mai di calcio, un po’ perché si fida un po’ per non mettermi pressione. Tanti dei complimenti che mi fate derivano dal fatto che ho ereditato da lui la passione, tante idee e il sapermi relazionare con la gente. Lui è schivo, viene allo stadio, mi fa piacere che si stia godendo questi 50 giorni insieme a me, anche se un po’ in disparte.

Nella preparazione della partita hai scelto di giocartela così, sapendo che Spinazzola magari doveva chiudere su Welbeck non essendo un centrale. Avrai però pensato che volevi tenerla di più tu la palla…
Quando giochi contro chi è bravo con la palla devi fargliela giocare meno possibile, nel secondo tempo ci hanno fatto giocare meno. Ma i nostri giocatori sono forti, giocare uomo a uomo è un braccio di ferro che poteva girare dalla nostra parte. Secondo me al coraggio si risponde col coraggio, la loro squadra mi piace tanto. Sapevo che nel braccio di ferro i miei avrebbero fatto quello che hanno fatto stasera. A mio avviso il risultato è troppo largo ma abbiamo meritato la vittoria e fatto una grande partita.

 

Nella loro costruzione 3+2 tu hai messo una specie di quadrilatero per bloccarla, così evitavi la loro costruzione ragionata, l’avevi pensata così?
Sì, il risultato fa la differenza poi. Loro hanno tirato in porta, per fare la partita perfetta dovevamo farli tirare meno. Ma abbiamo un bravo portiere, anche lui fa parte della squadra. Senza indirizzare troppo, le squadre così le indirizzi da una parte, vanno dall’altra. Bisognava accettare il duello uomo a uomo, giocare, portarli nella nostra metà e andare in verticale, poi abbiamo giocatori che inventano.

Che cosa ha dato a Paredes perché sembra un altro giocatore nell’ultimo mese
Quella palla non è preparata, non è uno schema. Sapevamo che avremmo avuto pressione addosso e dovevamo trovare tempo per ragionare. Dovevo mettere le qualità dei miei davanti a tutto il resto, Paredes è forte, ha giocato al PSG, alla Juve. Va forte in allenamento, lui corre, io lo stimolo, ho talmente tanta confidenza che posso prenderlo in giro evidenziando qualche lacuna tattica, scherzando stimolo quegli aspetti che deve continuare a migliorare. Sono contento di lui, non so perché siate stupiti, è un giocatore di rango mondiale. Stasera però non sarebbe giusto parlare solo di lui, sono stati tutti eccezionali.

 

Mi ha colpito molto Celik, questa prestazione è un po’ figlia del martellamento psicologico che hai fatto su di loro dicendogli che sono forti?
Non è che puoi prendere uno scarso e convincerlo che è bravissimo e risolvi il problema. Se un giocatore è una se*a è una se*a (ride, ndr). Celik è un giocatore bravo, è forte, non perchè io lo martello psicologicamente, ma perchè è bravo e lavora bene. Quando non giocava, ha sempre mantenuto il sorriso. Mi è venuto a parlare dicendomi che poteva dare di più, gli ho detto che punto su di lui, questo mentalmente può averlo aiutato. Ma anche quando non giocava non abbassava mai il livello dell’allenamento, il suo gps scottava, questo fa la differenza. Sono stato calciatore, capisco certe cose, ero titolare e se mi toglievi non ero felicissimo, lo capisco. Ma devi andare forte in allenamento. Non è retorica, è così.

 

Tu voli basso, ma secondo me è nata una grande Roma. Nel tuo intimo ti sei posto la domanda dove poteva essere questa Roma con te dall’inizio della stagione?
C’è ancora tanto da fare, lo stesso ottavo di finale che abbiamo vinto così bene, non è finito. Se andiamo lì pensando di essere passati, ci ribaltano. Dobbiamo andare lì con le orecchie basse. Non sto a fare classifiche, non parlo del passato e non ci penso. Ho preso la barca il 16 gennaio e ho detto delle cose su questa squadra e le penso. Le cose stanno andando bene, conosciamo sia il calcio che la città, tutto può girare in un secondo. Possiamo solo che lavorare tutti i giorni, forte. Ma da squadra umile, la presunzione fa correre di meno e fa andare meno le gambe. Non ce lo possiamo permettere. Non c’è tempo per festeggiare, abbiamo un’altra partita importante domenica contro una squadra forte guidata da un allenatore forte.

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