Serie D, Ausilio: “Io lo zingaro del calcio siciliano. Potevo andare al Milan”

Abbiamo intervistato in esclusiva un veterano del calcio dilettantistico siciliano che nel corso della sua carriera ha indossato diverse casacche, risultando in molte circostanze decisivo per i successi dei campionati. Stiamo parlando di Salvatore Ausilio detto Totò, classe ’68, il quale si racconta a viso aperto.

Come inizia la tua carriera?
“Cresco in un borgo di Caltagirone, in provincia di Catania, in un campo parrocchiale, poi passo al settore giovanile della Kennedy e a 14 anni con l’autorizzazione dei miei genitori ho iniziato in prima squadra a Caltagirone. Da lì diverse esperienze fra le più significative quelle con Leonzio, Paternò e Comiso”.

Quale può definirsi la tua esperienza più importante?
“Quella con la Leonzio perché veniva dai professionisti, e ho giocato in quella squadra sia in Serie D che in Eccellenza”.

Parlaci del passaggio al Calcio a 5?
“A 38 anni ho lasciato il calcio a 11 per il calcio a 5. Disputando campionati di C1 con buoni risultati”.

Dopo il Calcio a 5 il Calcio femminile, scelta voluta?
“Mi è arrivata la richiesta quattro anni fa di guidare le ragazze nel calcio a 11 e l’ho fatto volentieri anche se mi identifico più nei ragazzini nonostante mi definiscono bonariamente burbero”.

Raccontaci della nuova proposta in questa stagione?
“Mi ha chiamato Giacomo Messina, allenatore del Chiaramonte, e ho accolto la sua proposta. Abbiamo giocato le prime quattro partite e poi ci siamo fermati per il lockdown. Effettivamente ricominciare non è stato semplice, vista l’età, perché i tempi di recupero sono diversi”.

Differenze tra il calcio di un tempo e quello odierno?
“Diciamo che è cambiato tantissimo prima era più tecnico adesso più agonistico. Ai miei tempi si sudava perché i campionati erano più difficili e giocava chi lo meritava sul campo”.

Un provino che poteva portare a una svolta nella tua carriera?
“Ero stato chiamato per andare nell’under 18 del Milan, dovevo fare il provino per poi essere tesserato ma a causa di un infortunio non sono riuscito a dimostrare il mio valore”.

Perché ti chiamano lo zingaro del calcio siciliano?
“Mi è stato affibbiato da un cronista siciliano, visto che durante l’anno cambiavo diverse volte squadra. Addirittura una volta passai dalla Leonzio al Paternò per poi completare la stagione con il Caltagirone. Racconto un aneddoto, proprio con la squadra calatina firmai per poi vincere il campionato, visto che avevano necessità di un libero”.

Ti sentiresti pronto a allenare in Serie D?
“Allenare queste squadre per me sarebbe certamente piacevole, anche se devo dire che non sono uno che scende a compromessi e non gradisco molto le interferenze dei vari dirigenti e proprio per questo in un’ esperienza di qualche anno fa ho deciso di non proseguire dopo alcuni contrasti con un presidente”.

Come fai giocare le tue squadre?
“Mi piace il gioco offensivo, la mia filosofia è sempre quella di farne uno in più dell’avversario anche se non è sempre così, a volte bisogna adattarsi agli uomini che si hanno”.

Datti un giudizio da calciatore
“Giocavo in ruolo particolare come quello del libero, nonostante non avessi il fisico strutturato da difensore riuscivo a farmi valere utilizzando molto la testa e la tecnica calcistica che mi contraddistingueva, ero uno caparbio e posso dire di essere soddisfatto della mia carriera”.

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