ESCLUSIVA TM24 – Intervista a Daniel Offredi, il re dei clean sheet

Dieci volte la porta inviolata su dodici (otto in campionato e due in Coppa Italia maggiore) o, come è di moda dire, clean sheet in questa prima parte di stagione. Per Daniel Offredi non è una novità, considerato che nel corso della passata stagione ne ha totalizzati sedici, ma il club di Bolzano prosegue con una stratosferica percentuale impareggiabile nei campionati professionistici. Le uniche squadre a violare la porta del trentenne estremo difensore sono state forse quelle più inaspettate: l’Albalonga, militante nel Girone G di Serie D, in Coppa Italia e la Virtus Verona, che a sorpresa ne ha fatti tre nell’arco di novanta minuti.

Ciao Daniel, sappiamo bene che se un portiere non prende gol è merito di tutta la squadra. Degli equilibri e dei meccanismi che si creano tra i reparti; del resto, il Südtirol  non si può più considerare una sorpresa, vista la strabiliante cavalcata della passata stagione. Che emozione provi a essere uno dei portieri meno battuti dell’intero calcio professionistico?

Anche l’anno scorso ho chiuso con la porta inviolata un bel po’ di volte e, quindi, non è una novità assoluta. Devo dire che fa sempre piacere non prendere gol, ma considerati i tanti 0-0 non posso considerarmi del tutto soddisfatto. Bisogna anche vincere qualche volta, magari di misura, altrimenti alla lunga serve a poco.

Però quest’anno sono arrivati quasi di fila e l’anno scorso a inizio stagione avevi subìto tredici reti. Su cosa ha lavorato mister Zanetti per raggiungere questi risultati?

L’anno scorso il campionato è partito secondo la programmazione usuale e, invece, quest’anno abbiamo avuto molto più tempo, per via dello slittamento dell’inizio del campionato a tutti noto, per lavorare sotto ogni aspetto. L’anno scorso non era andata bene nemmeno la Coppa Italia e, in generale, abbiamo faticato un po’ per raggiungere gli automatismi giusti e ci sono volute almeno sette od otto partite e abbiamo cominciato a difendere come si deve. Con più tempo a disposizione, quest’anno, siamo riusciti a lavorare di più e a inserire nei meccanismi molti ragazzi che sono praticamente degli esordienti in questa categoria. Sempre importante non prendere un gol e se una partita non riesci a vincerla anche portare a casa un punto vale ed è un passo in più.

Nonostante i pochi gol realizzati, il Südtirol è a soli quattro punti dalla capolista per via anche di una classifica molto corta. Quindi c’è tempo. 

Sì, il non avere preso gol è servito eccome. Ma, ripeto, non siamo del tutto soddisfatti e stiamo lavorando per migliorare aspetti che finora non abbiamo interpretato perfettamente. Dobbiamo essere più cinici perché un paio di occasioni a partita le creiamo, per cui dobbiamo imparare a essere più letali in avanti. Finora non è stato così: un po’ di sfortuna, un po’ è che non ci gira bene, ma come dico sempre: se proprio non si riesce a fare gol, l’importante è non prenderlo.

Torniamo alla scorsa stagione. Cercando alcune tue dichiarazioni, ne ho trovato una nella quale ti lamentavi, un po’ stizzito, dei numerosi senza voto. Te la sei presa o ci hai riso su? Considerando che molto spesso il non dare un voto a un portiere è più per sottolineare i demeriti degli attaccanti avversari che non un giudizio negativo sulla prestazione dell’estremo difensore. 

Raramente guardo i voti, ma ogni tanto capita. Mi viene da sorridere perché, magari, si attenziona solo la parata; eppure, per un portiere sono importanti tanti altri aspetti: le uscite, e se le sbagli sono guai, il controllo e la gestione del pallone con i piedi. Senza voto vuol dire che non si è usciti nemmeno dallo spogliatoio e mi sembra esagerato. Ma comprendo perfettamente anche il darlo per sottolineare le deficienze degli attaccanti avversari in determinate occasioni. Insomma, ci rido anche su.

Qual è la parata fatta in questa stagione che ritieni più bella o più importante?

Sicuramente quelle in Coppa contro il Venezia e alla 1/a giornata di campionato contro il Teramo. 

Vorremmo fare un passo indietro, forse più di uno. Oggi, a trent’anni, cosa ricordi e cosa ti ha apportato la scuola Milan?

Al Milan sono stato dagli undici fino ai diciotto anni, quindi tutta la trafila. È stata una bella esperienza e non è da tutti frequentare per così tanto tempo un settore giovanile come quello rossonero. Allora uscirne era anche più difficile perché era più complicato trovare spazio nel mondo del calcio a quell’età; adesso i giovani in qualche modo sono più tutelati per via dei regolamenti e hanno più opportunità di giocare.

Da piccolo come ti sei scoperto portiere? O qualcuno ti ha inventato in questo ruolo?

La risposta è più semplice di quello che si possa immaginare: non ho mai avuto tanta voglia di correre, per cui l’unico posto per era tra i pali.

Che idea ti sei fatto dell’attuale situazione del calcio italiano tra battaglie giudiziarie per i ripescaggi e campionati finora giocati a singhiozzo?

Un bel casino per tutti, anche per chi ha giocato con più regolarità secondo la consueta programmazione. Tante gare da recuperare e si rischia di falsare il corretto svolgimento dei campionati.

A questo punto della stagione, pensando a possibili ripescaggi in B, conviene davvero accettare una promozione a tavolino?

Probabilmente può convenire da un punto di vista economico e per un giocatore, a ogni modo, la B è pur sempre un’altra vetrina. Del resto, non è detto che se si resti in C si ottenga facilmente una promozione sul campo; tutt’altro. Ma anche nel caso alcuni club andassero in B avrebbero mille difficoltà perché dovrebbero recuperare tante partite in fretta e furia e ciò probabilmente inciderebbe sui risultati. Sinceramente, spero rimanga tutto così com’è: siamo a novembre e cambiare tutto non ha più senso.

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