Atalanta, la Dea fa la voce grossa in Italia, ma quei gol mangiati…

ATALANTA/ La Dea è finalmente tornata alla sua vera casa, e lo ha fatto con un esordio perfetto. 3-1 al modesto Lecce nel nuovo Gewiss Stadium,  e una classifica che ora la vede terza a 16 punti, ma  se in campionato si viaggia spediti, in Champions qualcosa si paga sempre.

ATALANTA INGORDA DI GOL

Quando gioca l’Atalanta bisogna sempre prestare attenzione più alle occasioni create che alle reti effettive siglate. Come già capitato in altre circostanze, la Dea viaggia con il pilota automatico in campionato, ma contro il Lecce Gomez e compagni hanno sprecato più match points di Federer nella finale di Wimbledon. Tradotto per chi non conosca il gergo tennistico: l’Atalanta su 15 tiri nello specchio ha concretizzato solo un quinto delle occasioni, mangiandosi di fatto 6-7 occasioni nitide a pochi passi da Gabriel.

Se fosse finita 8-1 nessuno avrebbe potuto controbattere, ma ancora una volta il limite (se così possiamo chiamarlo) degli orobici è stato quella di mancare di lucidità e cinismo contro un avversario indifeso come il Lecce che aspettava solo di essere finito entro l’ora di gioco.

Questa intensa produttibità in zona offensiva si sta rivelando un’arma a doppio taglio in campo internazionale. Il livello è salito, e l’Atalanta ne ha fatto le spese sul piano della concretezza. Basti pensare allo Shakthar, rivitalizzato dopo l’errore dal dischetto di Ilicic e ancor di più convinto di poter ribaltare il risultato dopo l’1-0 di Zapata e le numerose occasioni sprecate prima del pareggio ucraino.

Se in campionato mangiarsi tanti gol può far sorridere, in Champions i rimpianti sono sempre dietro l’angolo, a maggior ragione contro il City tra due settimane la Dea non dovrà arrivare alla super sfida con la pancia piena, ma ancor di più affamata di gol.

 

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