Arsenal, Fabregas: “I miei compagni ridevano dopo una sconfitta: ecco perché lasciai i Gunners”

Arsenal, Fabregas: “Ecco perché lasciai i Gunners”

Sono passati ormai nove anni dall’addio di Cesc Fabregas all’Arsenal, per completare il trasferimento al Barcellona. Un ritorno a casa per il centrocampista spagnolo, cresciuto nelle giovanili dei blaugrana e pronto a realizzare il proprio sogno di giocare al Camp Nou dopo essere diventato uno dei migliori interpreti del ruolo a Londra.

Intervistato su Arseblog, l’attuale giocatore del Monaco ha ripercorso le ragioni di quel trasferimento:

“Ero il capitano, sentivo sempre molta pressione su di me. Dovevo guidare questa squadra a vincere qualcosa. Ho dato tutto, a volte tornavo a casa dopo una sconfitta e piangevo. Soffrivo, passavo sofferenti notti insonni. E quando perdi una partita, tu vai sul pullman così, distrutto, e poi senti alcuni giocatori ridere, mentre pensavano a dove sarebbero andati fuori più tardi. È una cosa andata avanti per alcuni anni. Giocavamo un ottimo calcio e mi divertivo, ma mettevo su di me grande pressione nel guidare, nel fare tutto e a un certo punto mi sono sentito solo. Soprattutto negli ultimi due, tre anni, sentivo che solo Robin van Persie e Samir Nasri erano gli unici giocatori al mio livello sia mentalmente che tecnicamente: non è arroganza, è come mi sentivo in quel momento.”

“Nella mia testa sono passati tanti pensieri e devo ammettere che mi sentivo vuoto, ero prosciugato mentalmente, fisicamente, nella mia anima sapevo che stavo dando tutto, sapendo che il club avrebbe potuto fare alcuni acquisti mai avvenuto. Vedendo il comportamento di certi giocatori, mi faceva sentire come se volessi provare qualcos’altro. Se non fosse stato per quello, non avrei lasciato l’Arsenal in quel momento.”

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